venerdì 9 maggio 2008
Obtorto (proto)collo
Il varo del nuovo governo è stata l’occasione per Silvio Berlusconi per ribadire – e consentire al meccanismo di produzione esegetica della sua attività di sottolinearlo e di produrne un’eco adeguata – il carattere innovativo del suo stile di azione. Innovazione che, in questo caso, ha intaccato addirittura il protocollo. Ciò che a livello formale è disciplinato da un riferimento stringato nella Carta costituzionale (Art. 92 “Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri”), nella pratica prevede una procedura articolata e cadenzata da una serie di atti di “galateo istituzionale”; uno di questi prevede che il Presidente “accetti con riserva” prima di giurare “nelle mani” del Capo dello Stato. Accettando immediatamente l’incarico, per la formazione di un Governo in tempi brevissimi dalla chiusura delle urne elettorali che lo hanno visto trionfare, Berlusconi ha incassato il plauso unanime di quanti si attendono dall’esecutivo una capacità di pragmatismo, di “fare”, di andare oltre una certa politica chiacchierona di cui in molti hanno ampiamente piene le tasche. Un plauso a scatola chiusa, per un’inezia, ma che proprio per questo dà la misura di come l’atteggiamento “innovativo” da solo non basti per essere premiante e determinare la costruzione del consenso.
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